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Gli arroganti

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  Io e il mio maestro giungemmo così in un nuovo cerchio, davanti a me vi era un’immensa distesa terrosa che a macchia di leopardo era costellata da tante buche colme di fanghiglia in corrispondenza delle quali si ergevano delle sagome che da lontano avrei detto essere piante o aste verticali ma, una volta che giungemmo sul luogo, notai essere delle persone. L’atmosfera che vigeva nel luogo era lugubre, vi era una luce fioca e l’aria era gelida e secca e rendeva più veloce il dilagare delle forti grida che le anime dannate emettevano; non si trattava di urli di dolore ma oserei definirli quasi gli stessi strepiti che i panettieri emettono quando sollevano pesanti sacchi di farina. Incuriosito dal conoscere l’identità di tali esseri e il motivo della loro sofferenza, con interesse mi rivolsi al mio compagno chiedendo: “Maestro, dove ci troviamo ora? Chi sono questi poveretti costretti a compiere immani fatiche?” al che egli con compostezza e tranquillità mi rispose “Ci troviamo nel ...

Gli arrivisti

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  Per arrivare dall’altra parte del dirupo dovemmo passare per un ponticello, stretto e traballante; sotto di noi correva un rio con acqua di colore così nera, quasi da non vederne il movimento. Superato il ponte percorremmo una strada sterrata in mezzo ad un paesaggio desertico, cosparso da una polverina rossiccia, molto fastidiosa e della quale i nostri vestiti di lì a poco  sarebbero stati pieni. Dopo almeno cento metri, davanti a noi si presenta un castello protetto da alte mura, che stavano ormai cadendo a pezzi, ricoperte di un materiale apparentemente prezioso che però non riconobbi. Il portone in legno, di dimensioni giganti, era spalancato e nessuno vi era di guardia: “Facciamo attenzione Giulio” mi disse il mio gemello, e quasi a farlo apposta un secondo dopo udimmo un urlo disumano provenire dal centro del cortile del castello. Quell’urlo ci fece gelare il sangue dentro le vene, ma ciò nonostante, spinti dalla curiosità o per l’incapacità di fermarci o di correre vi...

I superbi

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  Non appena misi piede all’interno delle mura che circondavano quella nefasta cittadella non potei non notare il tremendo puzzo che risaliva dalle profondità di quel borgo e un’accesa umidità nell’aria. Continuammo il nostro cammino e più ci addentravamo verso il centro, più risuonavano al mio orecchio terribili lamenti di diverse lingue e gerghi, le cui cause rimanevano alla mia vista ignote. Giungemmo quindi nel fondo e in questo luogo si palesò innanzi a me una vista così cruenta da farmi quasi perdere conoscenza e svenire: Milioni e milioni di uomini, tutti uguali, che camminavano portando sulle spalle dei macigni dal peso enorme. Ancora scosso da quella visione, chiesi alla mia guida: "Oh maestro, chi sono questi uomini e perché sono sottoposti a un castigo così tremendo?" "Quelli verso cui provi tanta pena"  Disse, interrompendo il cammino e rivolgendosi verso di me con aria solenne "sono coloro che durante la vita terrene fecero proprio il grigio peccat...

Bullismo

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Va gando per i parchi cittadini, giungemmo a un loco, dove trovammo una singolar folla, adunata intorno a un’anima indifesa. Le lingue eran diverse, accompagnate da schiamazzi ed urli e telefonini usati come armi si sovrapponevan per riprendere una scena che ancor non mi dà pace. Ma prima di veder ciò che lì accadea, chiesi allo mio duca: “Maestro, che parole son mai queste? E chi son costoro che tanto si ammassano alla ricerca di qualcosa che ancor mi sfugge? E perché non portano la mascherina per difendersi dallo morbo che infesta questa terra? “. E lui tristemente a me rispose: “Quelli che tu vedi appartengon al girone dei “bulli”. Irrispettosi delle leggi vigenti e pronti sempre ad attaccar i più deboli. La povera anima al centro della folla, capitata qui per caso,e che ora puoi vedere bene, è vittima di costoro che lo insultano, lo picchiano e ne riprendono tutti i momenti con i loro telefonini. Essi non si curano neanche di proteggersi dal virus che ormai alberga in questi luoghi...

I presuntuosi

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Camminando io arrivai in un luogo che di particolare aveva ben poco. Era una baia, sperduta nel nulla più totale, desolata e priva di essenza. Sembrava un luogo disperso, ricoperto unicamente dalla più oscura nebbia. In mezzo a tutta questa nebbia, sentii improvvisamente forti lamenti. Le lingue erano diverse, alcune strane, altre del tutto sconosciute, ma sentivo sicuramente esclamazioni di rabbia e di dolore. Chiesi dunque al mio maestro: “Maestro, ma chi sono questi esseri, e di cosa si lamentano?”. “In questa pessima condizione” disse con un tono pacato “vivono coloro che pensano di sapere sempre tutto, di conoscere ciò che non si può neanche lontanamente immaginare, coloro che credono di essere superiori agli altri: i presuntuosi.” Io, un po’ sorpreso allora chiesi “ma cos’hanno da lamentarsi così?” “Stanno soffrendo, a causa della loro ripetuta sfacciataggine e arroganza verso tutti gli altri. Si sono ripetutamente presi gioco della società, e questa è la giusta punizione”. Tutto...